Bianca Bernazzi alla riscoperta del passato

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Quando la street art incontra il futurismo

Bianca Bernazzi, l'artista

Prosegue il progetto PORTICI d’Artista (QUI il primo intervento) e insieme a BIANCA BERNAZZI (QUI la sua pagina FB) andiamo alla riscoperta del passato futurista di Via Sacchi. Prima dell’opera però, conosciamo meglio l’artista che vi si cela dietro.

Come sei approdata alla street art? Come si è evoluto il tuo stile nel tempo?

Mi sono avvicinata alla street art anni fa, andando ogni tanto a dipingere nei posti abbandonati con un mio amico che già usava gli spray e faceva parte di una crew. Avevo anche iniziato a fare attacchinaggio per le strade (più veloce e meno rischioso legalmente).

Cambiare insieme all’arte

Col tempo credo di aver affinato la tecnica e di aver fatto un po’ di ordine visivo tra linee e colori rispetto agli inizi, lo stile è in continuo cambiamento in base a me, al mio approccio alla vita e al mio approccio a un medium più che un altro.

Tu vieni da Bologna, città ricca di portici.

Hai già partecipato a progetti di riqualificazione analoghi a quello di via Sacchi, sulle serrande dei negozi?

Purtroppo nel periodo in cui ho vissuto a Bologna non ho partecipato a niente del genere.

Probabilmente non c’era in Accademia chi proponesse il progetto e quindi le uniche due strade erano concordare con il negoziante (e perciò al 99% dipingere la sua pubblicità) o farlo di notte, di nascosto.

Io non mi sono troppo interessata alle serrande e ho preferito la strada più semplice dell’attacchinaggio. Mi facevo i disegni o le fotocopie, la colla con la farina e uscivo ad appenderli in giro.

Per la tua opera al Microasilo L’Acquerello hai scelto un personaggio che non tutte le persone conoscono.

Qual è stata la tua ricerca e a cosa ti sei ispirata?

Ho trovato il nome di Luigi Colombo, detto Fillìa, una volta saputo del progetto, spulciando su Internet documenti sulla storia di via Sacchi in cerca di un’idea.

Non conoscevo questo personaggio, sono andata a guardarmi i suoi quadri, a leggere qualche informazione in più su di lui, e la percezione che ne ho avuto è stata di un artista-meteora, morto giovane, molto attivo e poliedrico, probabilmente fondamentale nel panorama artistico torinese degli anni ’30 e, alla fine, purtroppo dimenticato.

Più che dare risalto a personaggi molto più famosi che hanno vissuto la via, ho deciso di dedicargli un piccolo spazio di memoria collettiva.

L’ho fatto per me che pur frequentando l’Accademia Albertina non lo conoscevo, per tutti gli abitanti della via che pur vivendo lì accanto (la mia serranda è al n. 50 e L. C. ha abitato al 54) non ne avevano idea e per tutti quelli che passandoci davanti magari sono mossi dalla curiosità di capire chi fosse questo personaggio oscurato dal tempo.

Bianca Bernazzi, gli strumenti
Bianca Bernazzi, il processo di creazione

In che modo la street art può avere un valore aggiunto rispetto ad altre espressioni artistiche?

Credo che la grande caratteristica, il grande vantaggio della street art sia contenuto proprio nel suo nome: street.

È un’arte che non ha bisogno di gallerie, di mostre, di orari e che non rimane in un atelier senza pubblico. Non ha bisogno di far pagare un biglietto per essere vista. In più ha l’elemento della casualità, che ritengo bellissimo: l’incontro può avvenire per caso, passeggiando sovrappensiero, sbagliando strada, oppure a seguito dell’apparizione dell’opera da un giorno all’altro.

Credo che ciò che le fornisce il grande scarto rispetto alle altre forme d’arte sia che non ha bisogno di mediazioni. Ha un rapporto diretto e personale con chiunque la guardi e da cui non pretende niente in cambio.

Hai altri progetti a cui stai lavorando, o che sono in attesa di prendere forma?

Ho alcune idee sparse e progetti iniziati, pochissimo di attualmente concretizzato. Ci sono cose diverse con media diversi che vorrei portare avanti, anche se spesso mi ritrovo a sprecare tempo prezioso in circostanze inutili.

Ultimamente mi sto approcciando al libro d’artista, alla rilegatura e alla carta fatta a mano, e alla sua versione “cheap” di fanzine. Questa volendo potrebbe essere la versione-libro della street art, poiché viene diffusa a macchia d’olio e nasce come un elemento collaterale, anche portatore di dissenso.

Diciamo che devo mettere ordine e cercare di collegare queste isole di concetti sparsi, di capire se può venire fuori un progetto che unisca tutto. In progress.

L’opera

Bianca Bernazzi, l'opera finita

Scopriamo ora l’opera che decora una delle serrande del Micro Asilo Nido l’Acquerello, al numero 50 di Via Sacchi.

Il lavoro raffigura Luigi Colombo, in arte Fillia, poeta e pittore futurista, al centro di una serie di portici. Essi rimandano a quelli di Via Sacchi, in cui l’artista ha abitato (n.54), passeggiato e che hanno visto passare la sua vita.

Attorno a lui, elementi ripresi dai suoi quadri: gli alberi, le case, le scale, gli intrecci e i tagli cromatici, il cielo aeropittorico, la geometria. Come nella maggior parte delle opere futuriste, anche nei suoi lavori ritroviamo le nette scansioni dello spazio e degli oggetti, sottolineate spesso da colori primari e brillanti.

I dettagli

Un artista multiforme

La parola fu però il suo primo amore e infatti inizia sperimentando nel teatro e nella poesia, approdando solo in seguito alla pittura, che da astratta si fa figurativa (definita “cosmica”). Questo passaggio è percepibile in molte opere, in cui elementi di entrambi i linguaggi pittorici sono accostati e dialogano liberamente.

Fu molto attivo nell’ambiente artistico con pubblicazioni, manifesti e varie opere, fondando le Edizioni Sindacati Artistici futurista con sede in Via Sacchi. Morì poco più che trentenne a seguito di una lunga malattia.

Ho voluto dare spazio a un personaggio meno noto ma comunque significativo, che si è trovato oscurato dal tempo e a cui era doveroso rendere un seppur minimo riconoscimento.


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