Andrea Pettiti inaugura PORTICI d’Artista

Condividi su ...

Intervistiamo l’artista, scopriamo l’opera

Andrea Pettiti, l'artista

Il progetto PORTICI d’Artista (scopri di più), grazie al quale trasformeremo Via Sacchi in una galleria a cielo aperto, è ufficialmente iniziato grazie alla prima opera di un giovane artista, ANDREA PETTITI, e alla collaborazione con uno dei negozi storici della via, l’OTTICA ORLA, che ha fornito la tela. Conosciamo quindi meglio l’artista e scopriamo insieme l’opera.

Come si è sviluppato il tuo stile e dove si colloca rispetto al panorama contemporaneo della street art? Qual è l’opera che hai realizzato a cui sei più legato affettivamente?

Il mio stile si sviluppa dal liceo artistico con spray, acrilici e qualsiasi materiale mi passi tra le mani e mi dia ispirazione.

Per il tratto pittorico e l’uso del colore mi hanno sempre affascinato gli impressionisti e gli espressionisti, ma credo comunque saldamente che si debba avere una base figurativa per poter affermare e sviluppare con efficacia la propria tecnica.

Tra il figurativo e il calligrafico

Personalmente cerco di approdare a una via di mezzo tra il figurativo e il calligrafico, ottenendo immagini concrete che si smaterializzano nell’astratto. Quell’astratto sempre presente nella visione delle cose e che rimane sfocato alla vista quando ci si concentra su un determinato oggetto. La scomposizione diventa allora uno sbozzare la realtà.

Ti viene in mente un’opera o un* artista che ti sta particolarmente a cuore? Perché?

Eclissi di sole di George Grosz rimane sempre uno dei miei lavori preferiti. Si commenta quasi da sé perché è espressione di un pensiero e di un periodo non troppo distanti da quelli attuali. Nel panorama italiano invece apprezzo molto il lavoro di Enrico Robusti per la sua capacità di comunicare con lo spettatore.

Quale valenza ha per te poter agire con le tue opere su spazi pubblici, visibili a tutti anche solo per caso?

I graffiti, e così i murales, sono a portata di tutte le persone e dovranno esserlo per sempre. A volte è difficile conciliare il posto in cui deve essere eseguita un’opera con la sua lettura e di conseguenza scegliere la modalità di realizzazione più idonea e comprensibile al maggior numero di persone.

Quali sono state le tappe della realizzazione dell’opera sulle serrande per PORTICI d’Artista?

Sono partito dallo studio del sito, per eseguire poi delle bozze preparatorie che, dopo essere state visionate dal Comitato di Via Sacchi, ho potuto rielaborare dando al progetto la forma definitiva. Dopo la scelta dei materiali e il reperimento di questi, sono passato all’ultima tappa, la realizzazione.

Andrea Pettiti, gli strumenti
Andrea Pettiti, il processo di creazione

Ci sono nuovi progetti a cui stai lavorando al momento, o magari un’idea “nel cassetto”, che ci puoi anticipare?

In questo periodo sto accettando quasi tutte le commissioni che mi vengono proposte, compresi alcuni lavori da manovale.

Ho bisogno di sistemare il mio studio così da poter lavorare su un nuovo progetto di cymatics che ho intenzione di approfondire e sviluppare per la tesi di diploma all’Accademia.

L’opera

Andrea Pettiti, l'opera

Fondata da Alfredo Orla insieme al figlio Riccardo, dal 1952 l’Ottica Orla è, insieme a molti altri, lo spirito e la storia di Via Sacchi.

Allo stesso modo, l’opera che Andrea Pettiti ha realizzato all’interno di PORTICI d’Artista per l’ottica racconta la storia della via e di un luogo, la Stazione di Porta Nuova.

La storia dell’architettura

L’odierna stazione prende il nome dalla Porta Nuova eretta nel 1620 in occasione delle nozze fra Vittorio Amedeo I e Cristina di Francia. Da essa si diramavano la via per Stupinigi (odierna via Sacchi) e quella per San Solutore (via Nizza).

Intorno al 1850 sorgevano nei pressi della porta, allora demolita, un deposito merci e una piccola stazione. La città in crescita demografica aveva bisogno di espandere i suoi collegamenti, in particolare con Genova e la costa: fu così che nel 1861 iniziarono i lavori di costruzione della nuova stazione.

Cuore architettonico della stazione divenne la grande galleria realizzata in centine reticolari in ferro, primo utilizzo in Italia di tale tecnica e perno centrale dell’opera.

La grande tettoia venne demolita nel 1941, per sopperire alla richiesta di materia prima dell’industria bellica e al termine del conflitto, a causa dei bombardamenti, di Porta Nuova non restarono che le briciole. Tale disgregazione è rievocata tramite mitragliate di pixel, dai quali nasce una ricostruzione parziale dell’odierna stazione.

Andrea Pettiti, dettagli

La storia della tecnica

Al centro sono raffigurati in partenza verso lo spettatore quattro treni. Da sinistra verso destra una locomotiva Fs. gr. 640 con tender, una delle più riuscite locomotive a vapore italiana, un Pendolino del gruppo Alstom progettato da ingegneri italiani (il mezzo più prestante in funzione nel nostro paese), la E 444 Tartaruga una delle prime e più veloci locomotive elettriche mai costruite e attualmente utilizzate, ed infine una locomotiva da manovra Fs 245 con motore diesel e trasmissione idrodinamica.

I treni partono assieme dalla vecchia stazione, in bianco e nero in omaggio alle vecchie fotografie ed ai “vecchi tempi”, e si dissolvono in pattern e pixel colorati, rappresentazione dei nuovi e frenetici “giorni nostri”.


Condividi su ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *