Intervista ad uno street artist di peso: NEWTON

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L’arte per scoprire e rigenerare Via Sacchi

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta di Via Sacchi e l’arte che ne ha rivitalizzato in modo creativo gli spazi e le superfici spesso dimenticate. Scopriamo quindi con questa intervista lo street artist NEWTON.

Dalla collaborazione con ILLUSTRE FECCIA (QUI la nostra intervista) è scaturita l’opera che ha temporaneamente ripensato il muro di cinta della stazione di Porta Nuova. Perché intervenire all’interno di una cornice come quella dei cartelloni pubblicitari e come nasce la vostra collaborazione?

La scelta del cartellone pubblicitario è dovuta a due fattori: il primo è relativo al subvertising, ovvero la pratica di parodiare le pubblicità nei loro stessi spazi, ed essendo il Kinder fetta a latte un prodotto commerciale non potevamo che scegliere quel tipo di supporto.

Il secondo fattore, più tecnico, è dovuto al fatto che i cartelloni pubblicitari sono adibiti all’affissione, mentre eseguire l’attività su un muro, a causa della sua superficie spesso irregolare e alla dimensione estesa del poster, avrebbe potuto suscitare difficoltà nella resa finale.

Per la collaborazione avevo in mente l’idea del “Kinder Fetta a Blatte” e cercavo un artista che mi aiutasse ad esprimere in maniera schifosa il concetto e il primo nome a cui ho pensato è stato proprio Illustre Feccia.

Galeotta fu una mostra

Inoltre aveva di recente partecipato alla mostra collettiva “Dildo” del 2019, insieme a Hogre e DoubleYY, dove aveva presentato il lavoro “Manzoniano” del barattolo della Nutella. Gli ho proposto l’idea base ed ha subito accettato la collaborazione con entusiasmo.

Newton e Illustre Feccia, Kinder Fetta a Blatte

L’opera è stata prontamente coperta qualche giorno dopo l’installazione. Fa parte del gioco immagino, ma come la vivete voi in quanto autori? L’occultamento è parte dell’opera? Ci sono opere che, inserendosi in cornice simili, sono sopravvissute per più tempo?

Fa parte del gioco, tanto veloce ad essere affissi, tanto veloce ad essere coperti o rimossi.

Durante la giornata di affissione del poster “Kinder Fetta a Blatte” abbiamo attaccato anche altri poster, alcuni sono stati rimossi. Dispiace perché dietro alla creazione di un poster (specialmente di quelle dimensioni) c’è parecchio lavoro, ma si prova anche una certa soddisfazione: significa che è stato notato ed è stato percepito come un disturbo, base del subvertising.

Disturbati e contenti: quando la rimozione è arte

Sulla ciclabile di Via Sacchi è rimasto un mio poster che spiega la differenza tra Polpo e Polipo e uno di Illustre Feccia con la Monna Lisa rivisitata in versione cyberpunk. 

In via Turati, angolo corso Sommelier, su un totem pubblicitario, sono rimasti i miei poster sulla tematica del vaccino.

Un’altra opera, antecedente a queste (gennaio 2021), ancora resiste, si tratta di una Melanziana festosa, in via Tunisi, angolo Via Galluppi e resistono ancora i poster in piazza Madama Cristina (novembre 2018), dove erano già presenti i poster di Illustre Feccia e Dissegno Cognitivo (forse affissi l’anno precedente).

Le opere che durano di più sono quelle che o non generano malcontento da parte di altri o lo spazio in cui sono state posizionate non viene reclamato da nessun’altro o ancora non sono soggette ad agenti atmosferici.

L’opera “Kinder Fetta a Blatte” qualche giorno dopo l’affissione
Le opere degli street artist Newton, Illustre Feccia e Dissenso Cognitivo che ancora resistono in Piazza Madama Cristina

Veniamo quindi alle tue opere che ripensano i piccoli spazi pubblicitari tra i bagolari e l’incrocio con Corso Sommeiller. Come nascono e cosa vogliono raccontare?

L’opera che spiega la differenza tra Polpo e Polipo nasce dalla necessità di manifestare un fastidio che mi capita spesso di notare, ovvero la confusione tra due individui del mondo marino che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro. Per questo motivo ho deciso di fare una rappresentazione di confronto.

Parodiare noi stessi e il nostro presente

I poster invece sul totem all’angolo, sono a tema vaccini per COVID-19. Due identici riportano una frase di Seneca “Non mortem timemus, sed cogitationem mortis” ovvero “Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte”. In basso a destra è raffigurato il volto del poeta latino e sullo sfondo sono presenti delle stelle (o astri). La parola “AstraSeneca” infine fa il verso ad “AstraZeneca”, la casa farmaceutica. La citazione del poeta latino richiama il timore associato alla vaccinazione con prodotti AstraZeneca.

L’altro poster invece è ispirato alla rappresentazione grafica del profumo “Chanel n°5”, sfruttando anche l’iconica “doppia C” del brand per la parola “vaccine”. La raffigurazione del vaccino come un profumo richiama il bombardamento mediatico che sta dietro la questione COVID-19 e che porta chiunque a sentirsi in diritto di esprimere un’opinione, come se stesse parlando di un profumo appunto.

Newton, Polpo e Polipo, Via Sacchi, Torino
Newton, AstraSeneca e EAU de Vaccine, Corso Sommeiller angolo Corso Turati, Torino

Il tuo pseudonimo è una crasi interessante che cita, suppongo, il famoso matematico. Quale storia nasconde e quando e perché nasce Akanewton? Cosa vuoi comunicare con la tua arte?

Il mio pseudonimo è Newton, è il nome con cui firmo i miei lavori. Il nome sui social è Akanewton, che sta per A.K.A. (ovvero Also Known As) Newton.

Nascita di un artista ovvero tutta colpa della fisica

Ad ogni modo, il nome nasce nel 2009 durante gli studi universitari, nelle aule della facoltà di Ingegneria presso l’Università Sapienza di Roma. La scelta del nome avvenne come monito nei confronti dell’esame di fisica. In quel periodo l’attività artistica era poco prolifica in quanto dedito agli studi, ma anche dopo aver passato il temuto esame l’AKA rimase, sia per questioni affettive che per questioni di stima nei confronti del fisico Isaac Newton.

Quello che voglio comunicare con la mia arte non riesco a classificarlo o a catalogarlo.

A volte voglio far pensare le persone, trattando tematiche importanti, come questioni relative all’inquinamento o ai vaccini per citarne due, altre volte invece voglio solo condividere con la gente ciò che a me piace.

Osservando la tua produzione salta all’occhio come questa non si esprima attraverso un medium in particolare, ma spazi da un supporto all’altro. Due elementi sono però ricorrenti: “Zio Paperone”, che è anche la tua immagine social, e “Melanziana”. Ce ne puoi parlare?

Lo Zio Peperone, è la mia prima opera con stencil multilayer.

Ci sono affezionato perché ha dato il via ad altre opere multilayer, permettendomi di migliorare. Inoltre è un richiamo alla mia infanzia, passata a pane e fumetti Topolino & co. Dopo lo stencil l’ho riprodotta su altri supporti come poster, adesivi handmade e infine su un pannello di legno affisso nella rotonda della città di Carmagnola (città del Peperone).

Una melanzana come spirito guida

La melanziana invece è il mio animale guida, il mio simbolo, e ho deciso di reinterpretarla in diverse forme: poster (3×2 m), stencil, fino ai puzzle e le statuette di gesso e resina epossidica.

Zio Paperone e la Melanziana

Qual è un’opera di cui vai particolarmente orgoglioso o alla quale sono legati risvolti inaspettati? E quale invece si è rivelata, per qualche motivo, un flop?

Sono orgoglioso di tutte le opere che ho creato perché ognuna a suo modo mi ha messo alla prova, spingendomi oltre quanto avessi fatto prima.

La street art incontra il sapere

Se devo farti un nome, ti direi “Piero Algebra” che, dipinto su tela, ho consegnato personalmente a Piero Angela durante uno dei suoi convegni. Insieme al quadro avevo inserito una lettera dove lo invitavo alla discussione della mia tesi di laurea. Purtroppo, trovandosi in un’altra città, non è potuto venire ma mi ha risposto via mail che apprezzava il ritratto e che lo conservava con piacere.

Per i flop, non so dirti, per me nessuna opera è stato un flop, altrimenti non l’avrei fatta.

Newton, Piero Algebra

Come ti sei approcciato al mondo dell’arte e qual è stata la tua prima opera? Ce ne puoi parlare? E a cosa stai lavorando ora?

La passione per la street art ha avuto inizio durante i primi viaggi in treno verso la capitale, grazie in particolare alla stazione Roma Aurelia e alle sue pareti completamente dipinte dalla crew “Black Hand”, in cui ancora oggi spiccano Monke, Besko e Zetal.

Folgorato sulla via di Roma, scopre la street art

Nel 2008, in concomitanza con l’inizio degli studi universitari, notai i primi stencil su muro di Hogre nel quartiere San Lorenzo, così cominciò l’interesse verso questa tecnica. Fu con il video “Fear the 11th layer” di Lucamaleonte che rimasi folgorato dalla maestria nel procedimento e decisi di iniziare a realizzare gli stencil.

La prima opera è stato uno stencil fatto su un muro di un paesino in Sardegna nell’agosto 2013. L’opera rappresenta una piovra che avvolge il castello (simbolo della città) e chiude un rubinetto sotto la scritta “Abbanudda” che vuol dire “niente acqua”. Quest’opera rappresentava la stretta che esercitava la società idrica Abbanoa nei confronti degli abitanti del paese.

Momentaneamente ho qualche opera in corso, altre invece sono da sviluppare. Quella in dirittura di arrivo sarà un esperimento dove mescolerò la tecnica dello stencil (usando 8 livelli) con la serigrafia come ultimo livello. Il soggetto ovviamente la Melanziana.


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