Tina Modotti: una donna e la sua avventura

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I mondi e le vite di un’artista

Celebriamo questo 8 marzo raccontando una donna e la sua avventura, o almeno questo è l’intento poiché non è facile riassumere una persona in poche righe o con banali etichette, ancora meno lo è nel caso di Tina Modotti e le sue molteplici vite che da Udine in Friuli l’hanno portata fino a Città del Messico, a raccontare la verità e a lottare per ciò in cui credeva, sempre.

Cerimonia religiosa in Via Pracchiuso, Udine, foto d’epoca

C’era una volta una piccola casa

Nel capoluogo friulano, in una piccola casa al numero 89 di Via Pracchiuso, l’avventura di Assunta Adelaide Luigia Modotti, Tina, ha inizio il 17 agosto 1896. È la secondogenita in una famiglia operaia di quattro sorelle e due fratelli e il padre, Giuseppe Modotti, che partecipa a manifestazioni e riunioni socio-politiche è molto vicino alle idee socialiste.

Nel 2012 l’artista Franco Del Zotto ha reinterpretato la facciata di quel piccolo edificio che, come compresso tra case di poco più alte, ha dato i natali alla Modotti imprimendo nella malta lettere e parole, rovesciate, capovolte, straniere, che provano a far risplendere un’intera esistenza.

Franco Del Zotto, Casa Modotti, 2012

Promesse d’arte e poesia

Appena diciasettenne attraversa sola il mondo per raggiungere il padre e l’America l’accoglie, una tra i tanti in cerca di una vita migliore, a cui però la nuova patria fa promesse d’arte e poesia.

All’esposizione internazionale Panama-Pacific International Exposition del 1915 conosce e poi sposa, due anni dopo, l’artista francese Roubaix de l’Abrie Richey.

Si trasferirono a Los Angeles in un quartiere che ricordava per le sue architetture Firenze e l’Italia e trasformano la loro casa in un ritrovo per artisti ed intellettuali, dedicandosi alla creazione di vivide e particolari stoffe attraverso un’antica arte giavanese, il batik.

Duell, Prentice, “A Note on Batik,” California Southland, November, 1921, p. 19

Una pelle di tigre in bianco e nero

Inizialmente affermatasi come attrice di teatro e cantante sui palcoscenici di Little Italy a San Francisco, arrivata nella Città degli Angeli anche il cinema finisce per reclamarla e nel 1920 è Jane Ogilvie per Roy Clements in The Tiger’s Coat, un dramma in cui la Modotti si finge un’altra e viene scacciata dal suo amato una volta che questi scopre la sua menzogna.

Il cinema tuttavia fu per lei solo un esperimento, una parentesi del suo percorso artistico e infatti, dopo quel suo primo ruolo e qualche altra piccola parte, a causa dei suoi meccanismi si disinnamoro ben presto di quel mondo. Questo anche perché alla ricerca di nuove e più adatte forme con cui esprimere se stessa.

Il suo primo film, Pelle di Tigre

Da musa ad artefice

Non si allontana poi molto perché è la fotografia, scoperta quando ancora era a Udine nello studio dello zio, a darle rifugio prima come musa di fotografi quali Jane Reece, Johan Hagemayer e ancora Edward Weston, e poi come fotografa essa stessa.

Weston è tra i frequentatori dello studio di Robo, un artista affermato alla ricerca di nuovi stimoli e in fuga dal tedio e dalle responsabilità della vita familiare, per il quale Tina posa e grazie a cui impara, appassionandosi sempre più a quella forma espressiva che comunica bellezza ma anche potenti emozioni.

Edward Weston, Tina Modotti, 1921
Edward Weston, Nude, 1923

Il Messico, un pezzo del suo cuore

Grazie alla fotografia sarà in grado di catturare l’anima di un paese che mai più avrebbe abbandonato il suo cuore, il Messico. Una terra che fu la morte di Robo, lì recatosi a causa della sua insoddisfazione artistica, a farle scoprire e che poi esplorò insieme a Weston con cui vi si trasferì nel 1923. Città del Messico a metà anni Venti è per lei una rivelazione: è una città palpitante, libera dalla censura e dall’oppressione ideologica che attrae irresistibile le avanguardie da ogni parte del mondo.

Nell’eccitante clima culturale post-rivoluzionario, Tina e Weston frequentano i circoli bohémien, conoscono altri espatriati culturali e politici tra cui il regista e teorico del cinema Sergei Eisenstein (suo “La corazzata Potëmkin” del 1925) e lo scrittore bolscevico Leon Trotsky e diventano amici di importanti artisti muralisti come David Alfaro Siqueiros, Clemente Orozco, e soprattutto Diego Rivera e Frida Kahlo.

Tina Modotti e Frida Kahlo

Il lutto per Robo prima e per il padre poi, il Messico, la storia d’amore con Weston e i suoi successivi legami, gli anni eccitanti e turbolenti segnati dalla lotta politica la trasformarono e così anche la sua arte cambiò: a causa e grazie a tutto ciò Tina distolse il suo obbiettivo dalla natura e andò alla ricerca di forme nuove, dinamiche.

Il lavoro, il popolo e il riscatto

Catturò il Messico, le persone, l’arte, l’architettura e i paesaggi di questa terra, trasformandoli in punti di partenza per le sue immagini più astratte.

Fu in grado di trasformare la macchina fotografica in un mezzo al servizio dell’indagine e della denuncia facendo così emergere la sua preoccupazione e la lotta per le questioni sociali, racchiudendoli in scatti potenti che esaltano i simboli del lavoro, del popolo e del riscatto.

Tina Modotti, Easter Lily and Bud, c. 1925
Tina Modotti, Roofs of Mexico City, 1923-30
Tina Modotti, Worker’s Hands, 1927

Volti di donna, storie di vite

Mentre esplorava il mondo del lavoro e dello sfruttamento, anche la figura femminile attrasse il suo obbiettivo, regalandoci scatti intimi ed emozionanti.

Tina Modotti, Elisa, 1924
Tina Modotti, Tehuantepec Type, 1929
Tina Modotti, Baby Nursing, 1926-27 ca.
Tina Modotti, Tehuantepec Type, 1929
Tina Modotti, Mother and Child, Tehuantepec, Oaxaca, Mexico, 1929 ca.

Una vita intensa, libera dai canoni della sua epoca

Sul finire degli anni Venti il Messico era molto cambiato e in conseguenza della sua vicinanza al pensiero comunista, nel 1930, Tina andò in esilio.

Come conseguenza di ciò decise di trasferirsi in Russia e nel 1931 abbandonò definitivamente, e senza dare mai una vera spiegazione, la fotografia unendosi al Partito Comunista Sovietico, a cui si dedicò interamente.

Morì nel 1942, lasciando una piccola ma ancora oggi rilevante testimonianza di una vita intensa e lontana dai canoni della sua epoca.

Il viaggio nell’arte continua con l’articolo La moderna donna Art Nouveau e Via Sacchi (QUI l’articolo).

Bibliografia

C. Barckhausen, Tina Modotti. Verità e leggenda, Milano, Giunti Editore, 2003.

C. Ghigliano, Lo specchio di Tina. Vita e immagini di Tina Modotti, Milano, Contrasto, 2019.

R. Schultz (a cura di), Tina Modotti. Fotografa e rivoluzionaria, Jesi, Fondazione C. R., 2019.

Sitografia

G. Caboni, Tina Modotti, 2014.

J. Crosse, Tina Modotti, Lloyd Wright and Otto Bollman Connections, 1920, The Schindlers and the Westons and Their Bohemian Circles, 2015.

F. Del Zotto, Facciata della casa natale di Tina Modotti.

F. Epstein, Lev Davydovič Trotzkij, Enciclopedia Italiana, 1937.

P. Montani, Sergej Michajlovič Ejzenštejn, Enciclopedia del Cinema, 2003.

Tina Modotti, MoMA.

Tina Modotti, Arte Vita Libertà, Comitato Tina Modotti.

The Tiger’s Coat, AFI CATALOG.


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